Oggi molte realtà urbane fondano il proprio sviluppo economico sul turismo e sul suo indotto: crociere, attività ricettive, stabilimenti balneari, grandi catene della ristorazione e del commercio, eventi e intrattenimento. Una trasformazione che mentre produce profitti e valorizzazione immobiliare, comporta anche pesanti conseguenze sociali e lavorative, oltre a fenomeni sempre più evidenti di overtourism.
Il settore turistico e della ristorazione impiega oggi oltre un milione e mezzo di lavoratrici e lavoratori, spesso in condizioni di forte ricattabilità economica, stagionalità estrema, contratti intermittenti, part-time involontari e bassa tutela dei diritti. Nel corso degli anni USB si è impegnata ad affrontare questo comparto attraverso la campagna nazionale Cercasi Schiavo/a, che ha costruito una piattaforma di settore che rivendica contrasto al lavoro nero e grigio, abolizione degli strumenti che alimentano la precarietà, rafforzamento dei controlli ispettivi, sicurezza sui luoghi di lavoro, piena tutela contro molestie e discriminazioni e aumento dei salari.
Come rete degli sportelli contro le violenze e discriminazioni di genere sui posti di lavoro sappiamo che questo settore è tra quelli che espone più di altri chi lavora al rischio di molestie: il contatto con una clientela che si sente legittimata dal clima di festa e tempo libero, la cultura familistica di molte attività e la concezione patriarcale del lavoro di cura costituiscono solo alcuni dei fattori che alzano il rischio per le lavoratrici di incorrere in molestie, abusi, ricatti e violenze sia da parte di clienti che di colleghi di lavoro.
Sappiamo anche che quando l’occupazione dipende dalla riconferma stagionale, da contratti brevi, da rapporti di lavoro informali o da un rinnovo per il permesso di soggiorno, denunciare comportamenti scorretti diventa più difficile. La paura di perdere il posto, di non essere richiamate la stagione successiva o di subire ritorsioni alimenta infatti una condizione di silenzio e isolamento che favorisce il perpetuarsi di molestie, discriminazioni e abusi di potere.
Il ritorno della movida, l’organizzazione di eventi estivi, l’aumento dei flussi turistici e l’intensificazione dei ritmi di lavoro determinano spesso contesti in cui il confine tra attività lavorativa e socialità appare più sfumato. Bar, ristoranti, festival, stabilimenti balneari e locali notturni diventano così luoghi in cui atteggiamenti molesti, discriminatori o offensivi vengono troppo spesso minimizzati, normalizzati o considerati una componente inevitabile del settore.
È necessario ribadire con forza che molestie e violenze non sono parte del lavoro, così come non lo sono i ricatti, le discriminazioni, il sessismo, il razzismo o l’omotransfobia.
Una guida pratica per chi lavora nel settore: dalle norme alle tutele quotidiane
Qualsiasi comportamento indesiderato a sfondo sessuale, verbale o fisico, che leda la dignità della lavoratrice o della persona, costituisce una violazione della normativa vigente in materia di salute e sicurezza sul lavoro (D.Lgs. 81/2008) e delle norme antidiscriminatorie. Non esiste alcuna giustificazione legata al contesto, all’afflusso di clientela o al “clima festivo”.
È responsabilità del datore di lavoro prevenire e intervenire con l’obbligo giuridico di garantire un ambiente di lavoro sicuro e rispettoso. Ciò significa:
• Valutare tutti i rischi, compresi quelli legati a molestie e violenze;
• Adottare misure di prevenzione e protezione adeguate;
• Intervenire tempestivamente in caso di segnalazioni.
L’inerzia o la sottovalutazione di episodi segnalati può configurare responsabilità diretta del datore di lavoro, con possibili sanzioni civili e penali.
Esiste una tutela internazionale: Convenzione ILO n. 190
L’Italia ha ratificato la Convenzione n. 190 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, che riconosce il diritto di ogni persona a un mondo del lavoro libero da violenze e molestie. Questa convenzione rafforza il quadro di tutela e obbliga anche i datori di lavoro ad adottare politiche attive di prevenzione e contrasto.
RETE ISIDE e USB invitano tutte le lavoratrici a non restare sole e a tutelarsi attivamente:
• Rivolgersi ai nostri sportelli per supporto e assistenza, per attivare tutti i percorsi necessari;
• Segnalare immediatamente ogni episodio al datore di lavoro o al responsabile della sicurezza (RLS/RLST);
• Documentare quanto accade (annotazioni, messaggi, eventuali testimoni);
• In caso di mancato intervento aziendale, attivare gli organi ispettivi (Ispettorato del Lavoro, ASL);
• Nei casi più gravi rivolgersi ai Centri Anti Violenza e/o sporgere denuncia alle autorità competenti.
Non accetteremo che, dietro la retorica dell’evento e del turismo, si nascondano condizioni di lavoro degradanti e rischiose. La sicurezza e la dignità non sono negoziabili.
Invitiamo tutte le lavoratrici della ristorazione a contattare gli Sportelli territoriali dedicati al contrasto delle molestie, delle discriminazioni e della violenza di genere nei luoghi di lavoro per segnalazioni, supporto e tutela collettiva. Solo attraverso l’organizzazione e la lotta possiamo contrastare abusi e silenzi.
Rete Iside/Unione Sindacale di Base
Sportelli contro molestie, discriminazioni e violenza di genere nei luoghi di lavoro
Trova nelle grafiche gli sportelli attivi:




