Nel mese di aprile 2025 i morti di lavoro furono in tutto 78. Quest’anno, al 20 aprile, contiamo già 75 vittime. Detto in altri termini: allora la media quotidiana delle vittime fu 2,6, oggi siamo arrivati a 3,7, cioè quasi 4 vite perdute ogni giorno. Eppure l’inizio del 2026 aveva fatto sperare in un’inversione di tendenza nel Paese che da decenni è inchiodato all’assurda media di 3 lavoratori morti ogni 24 ore. A gennaio si erano registrati infatti 65 morti, per una media giorno di 2,1. Poi però i numeri si sono impennati: 86 morti e una media di 3,1 a febbraio, 99 e una media di 3,2 a marzo, fino agli impressionanti numeri di aprile. Il totale dell’anno è adesso di 324 vittime del lavoro, 15 in più rispetto allo stesso periodo del 2025.
Tutto questo accade sotto l’occhio distratto dei media, con un governo silente, una politica inconsistente e un movimento sindacale fermo alle geremiadi di prammatica. Della ministra del Lavoro si sono perdute le tracce, dopo le vanterie sulla inutile patente a crediti che doveva stroncare gli infortuni e lo sfruttamento nel settore dell’edilizia. Si è visto: al 20 aprile 2026 contiamo 42 vittime nel comparto, diverse delle quali lavoravano in nero. Ultimo, vergognoso caso quello del 46enne Ciro Mennella, morto sabato 18 aprile in un cantiere di via dei Mille, la strada del lusso di Napoli. Ciro, imbianchino, è caduto da una scala durante i lavori in una nuova sede della famosa gioielleria Monetti ed è morto sul colpo. Lascia la moglie e un figlio di 5 anni. Lavorava in nero da tre anni per la stessa ditta. Qualcuno nel cantiere ha provato a dire che l’operaio era al primo giorno di lavoro ed era in prova, subito smentito dai familiari della vittima. La committenza tace. Anche il governo. La magistratura indaga e ha disposto l’autopsia. Intanto nei cantieri si continua a morire perché le probabilità di un’ispezione, con gli organi deputati ridotti al lumicino, sono veramente scarse.
Come Rete Iside, siamo da sempre in prima linea nella lotta per la salute e la sicurezza sul lavoro. Con i nostri sportelli, le nostre formazioni ai lavoratori e agli RSA/RSU, e il nostro impegno quotidiano, continuiamo a denunciare le scelte governative degli ultimi anni, frutto tanto di destre che di sinistre liberali e dei sindacati concertativi, che hanno permesso passo passo di affossare i diritti dei lavoratori e far pagare a loro i costi, ed i rischi, del lavoro. Ad ogni incidente mortale sul lavoro, ricordiamo sempre questo: non è un incidente o una fatalità, è un omicidio sul lavoro, frutto di un costante e sistemico attacco ai diritti dei lavoratori e ai tagli sulle misure di sicurezza sui luoghi di lavoro per fruttare di più. Per questo abbiamo proposto in Parlamento una legge di introduzione di omicidio sul lavoro che sia in grado di arginare le morti e gli incidenti aumentando le pene ed i parametri di sicurezza da rispettare, così come l’aumento di potere e autonomia degli RSA in azienda e l’introduzione di linee guida più rigide nel rispetto del documento sulla valutazione dei rischi (DVR). E’ solo nella lotta concreta che possiamo cambiare le cose.
I dati sulle morti di quest’anno:
Aprile 2026: 75 morti (sul lavoro 62; in itinere 13; media giorno 3,7)
Anno 2026: 324 morti (sul lavoro 268; in itinere 56; media giorno 2,9)
Diff. 2025: + 15
45 Lombardia (sul lavoro 35 – in itinere 10)
33 Lazio (23 – 10)
32 Veneto (26 – 6)
28 Piemonte (24 – 4)
26 Campania (24 – 2); Sicilia (21 – 5)
25 Toscana (22 – 3)
23 Emilia Romagna (19 – 4)
20 Puglia (17 – 3)
11 Estero (11 – 0)
10 Marche (8 – 2)
9 Sardegna (7 – 2)
8 Abruzzo (8 – 0)
7 Liguria (5 – 2)
6 Friuli Venezia Giulia (4 – 2)
4 Basilicata (4 – 0); Umbria, Calabria (3 – 1)
2 Alto Adige (2 – 0)
1 Molise (1 – 0)
Marzo 2026: 99 morti (sul lavoro 84; in itinere 15; media giorno 3,2)
Febbraio 2026: 86 morti (sul lavoro 68; in itinere 18; media giorno 3,1)
Gennaio 2026: 65 morti (sul lavoro 55; in itinere 10; media giorno 2,1)



