Non bastano le accorate grida di dolore delle famiglie né lo sdegno collettivo a smuovere il governo e la classe politica sulla drammatica situazione delle morti sul lavoro. Un altro giovanissimo si aggiunge alla lista dei morti di lavoro di quest’estate: Fabrizio Pittalis, studente diciottenne di un Istituto agrario di Oristano ma residente con la famiglia nel Nuorese, è morto alle 6 di venerdì 24 luglio in un centro di trattamento e stoccaggio di rifiuti a Oniferi, ucciso dalla benna di un mezzo in manovra. Quest’estate aveva deciso di trovarsi un lavoro vero, in attesa di diplomarsi nel prossimo anno scolastico.
Fabrizio è il sesto under 20 vittima del lavoro quest’anno e non è nemmeno il più giovane: prima di lui sono morti un sedicenne (Alberto Fioretto), un diciassettenne (Youssef Salah), un diciottenne (Andrea Salvati) e due diciannovenni (Ullah Ismat Qiemi e Simone Argenti).
La morte di Fabrizio si aggiunge così a una lista ancora più lunga, che comprende anche le vittime della cosiddetta alternanza scuola-lavoro, oggi ribattezzata PCTO, come fu per il caso di Lorenzo Parelli: non incidenti, non casi sfortunati, ma vittime, proprio come gli altri lavoratori e lavoratrici deceduti sul lavoro, di un sistema fatto di sfruttamento, precarietà, ed esternalizzazioni; un sistema frutto di anni di smantellamento dei diritti sul lavoro e delle politiche neoliberiste portate avanti da destra e centrosinistra.
È sui costi del lavoro e sulla salute e la sicurezza dei lavoratori che aziende e imprenditori tagliano sempre di più per ricavare guadagni extra. Di fronte a questa strage senza fine, il Governo non vacilla minimamente sulla sua linea: guadagno e profitti sopra la vita delle persone, interessi di privati e aziende sopra i bisogni e il benessere dei cittadini.



