Mercoledì è saltata in aria una ditta di fuochi d’artificio a Borgorose (Rieti), nemmeno 24 ore dopo una fabbrica di munizioni a Casalbordino (Chieti). La ragione sociale della prima era procurare divertimento, quella della seconda produrre morte. Due attività agli antipodi ma accomunate da una catena di 5 distinti disastri che negli anni 2020, 2023 e 2026 hanno ucciso 12 lavoratori. Di fronte a tali criminali curricula ci si sarebbe aspettati una asfissiante attività di controllo e ispezione ma con tutta evidenza così non è stato. Eppure l’ex Sabino Esplodenti di Casalbordino è classificata tra i siti a rischio di incidente rilevante secondo la Direttiva Seveso della UE.
Morale: se ai signori di Borgorose è bastato patteggiare una condanna e riaprire sotto diverso nome, a Casalbordino non hanno dovuto nemmeno prendersi il disturbo del patteggiamento. Per i 3 morti del 2020 (Nicola Colameo, Paolo Pepe e Carlo Spinelli) il giudice di primo grado ha mandato tutti assolti; per i 3 morti del 2023 (Gianluca De Santis, Fernando Di Nella e Giulio Romano) il procedimento giudiziario è ancora in corso. Nel frattempo, l’azienda è stata ceduta alla multinazionale turca Arca Defense, che con la filiale Arca Defense Italy l’ha trasformata da sito di disattivazione di ordigni militari a fabbrica di munizionamenti. Con l’evidente beneplacito del governo, degli enti locali e delle amministrazioni interessate, ivi compresi Ispettorato del Lavoro e carabinieri del Nil.
Il risultato di tanta benevolenza è che alle 8 di giovedì 9 luglio un’esplosione in un vascone ha ucciso il caporeparto Carlo Piscopo, 59enne di Casalbordino, sposato, due figli, e ferito a un braccio un operaio di 54 anni. Uno sciopero e un presidio sono stati indetti per lunedì 13 luglio da USB.
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