ARCHIVIO DOMANDE & rISPOSTE
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Domanda
Medico competente e sorveglianza sanitaria a scuola: è normale che alcuni istituti scolastici non abbiano un medico competente e se molti di questi non sottopongono i lavoratori a visita medica quando sono assunti o per un controllo periodico?
Risposta
Purtroppo questo è un problema molto diffuso nella scuola. Per far scattare l’obbligo della sorveglianza sanitaria in una scuola, basterebbe fornire al dirigente i dati che il personale tecnico amministrativo lavora al videoterminale almeno per 20 ore settimanali. Sulla base di questi dati si può fare richiesta formale al preside, affinché faccia una convenzione con un medico competente per effettuare la sorveglianza sanitaria dei lavoratori della scuola
Domanda
Sorveglianza sanitaria: un’infermiera viene trasferita a lavorare in un carcere, le viene detto che il trasferimento è temporaneo causa Covid. Dopo 6 mesi sviluppa gravi sintomi da stress, è costretta a stare in malattia e da 7 mesi è in terapia psicofarmacologica, consultando mensilmente il curante psichiatra e presenta una relazione clinica di una psicologa psicoterapeuta per poter richiedere una diversa collocazione lavorativa all’interno dell’Asst. Dopo la visita con il medico competente, passati 7 mesi di malattia, quest’ultimo ha sospeso il giudizio di idoneità, dicendo alla dipendente che sarà sottoposta alla visita di una psicologa dell’azienda sanitaria per cui lavora. È corretto che al medico competente non basti l’ampia documentazione clinica fornita, ma sottoponga a visita psicologica la dipendente, effettuata da collega dipendente della stessa Asst?
Risposta
Il medico competente, anche se formalmente e in modo pretestuoso, ha il potere di richiedere ulteriori accertamenti per valutare l’idoneità alla mansione di una lavoratrice. La lavoratrice, però, ha il diritto di fare ricorso rispetto al giudizio di idoneità, formulato dal medico competente, presso il collegio medico dell’Asl di riferimento, questo ai sensi dell’articolo 41 comma nove del testo unico salute e sicurezza. In sintesi, se il giudizio di idoneità che produrrà il medico competente non soddisfa la lavoratrice, può fare ricorso al collegio medico Asl, il cui parere supera quello del medico competente. Ma, aldilà di questa questione della idoneità alla mansione, la lavoratrice, considerate le patologie di cui è stata vittima a causa del compito svolto in carcere, potrebbe anche fare denuncia per il riconoscimento di malattia professionale all’Inail.
Domanda
Sopralluogo come RLS: Per effettuare il sopralluogo come RLS devo mandare un preavviso? Se sono fuori dall’orario di lavoro, timbro e sono in servizio come RLS, ma non mi servono le ore. Devo mandare comunque un preavviso? Se si di quanto tempo? Dove trovo la contrattazione collettiva su questo argomento?
RISPOSTA
Un RLS, se il datore di lavoro lo richiede, deve fare una comunicazione formale (di solito almeno 24 ore prima) per richiedere di fare un sopralluogo nei luoghi di lavoro. Se, invece, non hai bisogno di richiedere un permesso rls, puoi tentare di fare il sopralluogo senza fare una comunicazione formale. Gli aspetti relativi agli RLS sono regolamentati, a livello generale, dal CCNQ del 10 luglio 1996.
Domanda
Punti di prelievo acqua potabile, come richiederli: Sono un dipendente civile del Ministero della Difesa, più volte abbiamo sollecitato i nostri datori di lavoro ad installare dei punti di prelievo per l’acqua potabile diversi da quelli dei lavabi collocati all’interno dei bagni comuni, che non garantirebbero le condizioni contenute nell’Art. 4 del Dlgs31/2001 con riferimento alle parti A e B dell’allegato I, purtroppo i nostri dirigenti hanno sempre ignorato le nostre richieste, sostenendo che nel Ministero della Difesa, non esistono indicazione a tale riguardo, per il personale non imbarcato.
Potreste indicarci come dovremo procedere per ottenere ragione della nostra richiesta?
Risposta
Vi consigliamo di scrivere una lettera ai dirigenti in cui, oltre all’art.4 del dlgs 31/2001, si fa riferimento soprattutto agli art. 63-64 e al punto 1.13.1 dell’allegato 4 del Dlgs 81/08 in cui si afferma: ”Acqua – Nei luoghi di lavoro o nelle loro immediate vicinanze deve essere messa a disposizione dei lavoratori acqua in quantità sufficiente, tanto per uso potabile quanto per lavarsi…. Per la provvista, la conservazione e la distribuzione dell’acqua devono osservarsi le norme igieniche atte ad evitarne l’inquinamento e ad impedire la diffusione di malattie.” Questi articoli sono più specifici rispetto all’obbligo del datore di lavoro di garantire ai lavoratori acqua potabile fruibile e salubre.
Nel caso di esito ancora negativo rispetto alle vostre richieste, vi consigliamo di fare formale denuncia sia agli organi di vigilanza interni (Marivigilanza) che a quelli esterni ( Asl ed Ispettorato del lavoro).
Domanda
Lavoro in magazzino ad alte temperature, che fare?Buongiorno, lavoro in un magazzino dove d’estate si raggiungono temperature di 34/36 gradi. Anche tenendo i portoni aperti l’aria non circola e siamo letteralmente fradici di sudore durante tutta la giornata. Ci sono dei regolamenti per garantire la salute di noi dipendenti o almeno un clima di lavoro adeguato?
Risposta
Consigliamo di seguire gli step che abbiamo proposto in questa campagna che siamo portando avanti in collaborazione con l’Unione Sindacale di Base:
Caldo estremo e stress termico: come calcolare il valore della temperatura percepita
Potete utilizzare i fac simile allegati per inviare delle lettere alle aziende ed eventualmente procedere con denuncia presso l’ASL o l’Ispettorato del Lavoro.
Domanda
Distributori bevande ed insetticida, quali rischi si corrono? Ho trasmesso, come RLS, alle strutture competenti e al RSPPR, la segnalazione ricevuta da un lavoratore per la presenza di formiche nel tè del distributore di bevande calde. A seguito della segnalazione la ditta incaricata dei sevizi, si è immediatamente adoperata per la pulizia straordinaria e sanificazione di tutti i distributori Inoltre, per una maggiore pulizia, è stata collocata, esclusivamente nella pavimentazione esterna alla base dei distributori, della polvere antiformiche. Ci è stato riferito che “trattasi di una precauzione aggiuntiva, ma assolutamente non pericolosa ed in nessuna maniera in contatto con i prodotti da erogare”. La mia domanda è questa: ma è veramente corretto e non pericoloso per la salute delle persone usare insetticida sotto un distributore di bevande?
Risposta
Ti consigliamo di scrivere una lettera, al datore di lavoro, al medico competente, al rspp, in cui segnali il problema di rischio igienico sanitario, ma anche di rischio chimico per l’insetticida in polvere collocato in quel modo. Magari puoi richiedere una disinfestazione generale con chiusura dei locali, chiaramente con i lavoratori a casa. Alla fine della lettera puoi mettere la frase: “in assenza di riscontro positivo entro tre giorni dal ricevimento della presente, faremo formale denuncia agli organi di vigilanza competenti in materia“.
Domanda
L’azienda può non farmi utilizzare le mie scarpe antinfortunistiche? L’azienda può non farmi utilizzare le mie scarpe antinfortunistiche, nonostante abbiano tutti i criteri di sicurezza anzi sono migliori di quelle che mi dà?
La motivazione per qui non posso utilizzarle è stata che sono diverse dalle altre e creerebbero un precedente. Preciso che le ho comprate e non voglio rimborso voglio solo utilizzarle perché più comode e protettive.
Risposta
Hai dei problemi specifici ai piedi, con certificazione medica, che richiedono di indossare scarpe antinfortunistiche specifiche (ortopediche ecc.)?
Se non hai questi problemi, e la relativa certificazione medica, purtroppo, anche se può sembrare assurdo, il datore di lavoro può importi di utilizzare le scarpe antinfortunistiche che ti fornisce.
Questo perché, dal punto di vista formale, spetta al datore di lavoro la scelta e la fornitura di un DPI.
Potresti, però, fare la seguente azione, secondo l’articolo 76 del D. L 81 che prevede che i DPI debbano avere i seguenti requisiti: tenere conto delle esigenze ergonomiche o di salute del lavoratore, poter essere adattati all’utilizzatore secondo le sue necessità. Sulla base di quanto prescritto dalla legge potresti fare un’azione, insieme ad altri lavoratori ,in cui si evidenzia la scomodità e la scarsa qualità delle scarpe antinfortunistiche fornite e si richiede di poter scegliere altre scarpe o di lasciare al singolo lavoratore la possibilità di comprarle personalmente. il datore di lavoro però deve rimborsare il costo per le scarpe, perché le scarpe, come ogni DPI, sono sempre a carico del datore di lavoro.
Domanda
Nel nostro stabilimento metalmeccanico in tantissime postazioni di lavoro si opera da seduti. Quali sono le caratteristiche che devono avere le sedie?
Sono un RSU di una azienda metalmeccanica. Nel nostro stabilimento in tantissime postazioni di lavoro si opera da seduti. Quali sono le caratteristiche, secondo le leggi attuali, che le sedie devono avere?
Risposta
Ciao il datore di lavoro ha l’obbligo di valutare i rischi tutti i rischi ( art 28 comma 1 Dlgs 81/08) e quindi anche i rischi a livello muscolo-scheletrico, che possono derivare dall’assunzione di posture statiche incongrue ( non corrette), in particolare quando si lavora seduti. Nella valutazione bisogna prendere in considerazione tutta la postazione di lavoro ( piano di lavoro, sedia ecc) ed evitare che il lavoratore assuma delle posture a rischio con tutte le parti del corpo ( piedi, gambe, colonna vertebrale, braccia ecc) .Si possono prendere come riferimento i requisiti previsti, per le postazioni dei lavoratori ai videoterminali, dall’allegato 34 del Dlgs 81/08.
Ti riporto i punti dell’allegato 34 relativi al piano di lavoro ed alle sedie :
« d) Piano di lavoro.
Il piano di lavoro deve avere una superficie a basso indice di riflessione, essere stabile, di dimensioni sufficienti a permettere una disposizione flessibile dello schermo, della tastiera, dei documenti e del materiale accessorio. L’altezza del piano di lavoro fissa o regolabile deve essere indicativamente compresa fra 70 e 80 cm. Lo spazio a disposizione deve permettere l’alloggiamento e il movimento degli arti inferiori, nonché l’ingresso del sedile e dei braccioli se presenti. La profondità del piano di lavoro deve essere tale da assicurare una adeguata distanza visiva dallo schermo. Il supporto per i documenti deve essere stabile e regolabile e deve essere collocato in modo tale da ridurre al minimo i movimenti della testa e degli occhi.
e) Sedile di lavoro. Il sedile di lavoro deve essere stabile e permettere all’utilizzatore libertà nei movimenti, nonché una posizione comoda. Il sedile deve avere altezza regolabile in maniera indipendente dallo schienale e dimensioni della seduta adeguate alle caratteristiche antropometriche dell’utilizzatore. Lo schienale deve fornire un adeguato supporto alla regione dorso-lombare dell’utente. Pertanto deve essere adeguato alle caratteristiche antropometriche dell’utilizzatore e deve avere altezza e inclinazione regolabile. Nell’ambito di tali regolazioni l’utilizzatore dovrà poter fissare lo schienale nella posizione selezionata. Lo schienale e la seduta devono avere bordi smussati. I materiali devono presentare un livello di permeabilità tali da non compromettere il comfort dell’utente e pulibili. Il sedile deve essere dotato di un meccanismo girevole per facilitare i cambi di posizione e deve poter essere spostato agevolmente secondo le necessità dell’utilizzatore. Un poggiapiedi sarà messo a disposizione di coloro che lo desiderino per far assumere una postura adeguata agli arti inferiori. Il poggiapiedi non deve spostarsi involontariamente durante il suo uso »
In sintesi devi richiedere al datore di lavoro, meglio se in forma scritta, se è stata fatta la valutazione dei rischi muscoloscheletrici per le postazioni in cui si lavora seduti e richiedere che le postazioni siano conformi ai requisiti ergonomici previsti dall’allegato 34 ( per la parte del piano e sedile di lavoro) del dlgs 81/08.
Alleghiamo il link di un manuale sull’ergonomia delle postazioni di lavoro in cui ( a pag 8) ci sono delle immagine sulle postazioni a norma che puoi prendere come riferimento per le richieste da fare al datore di lavoro .
Se hai bisogno di ulteriori chiarimenti contattaci!
Domanda
Lo stress lavoro correlato acuisce patologie precedenti, che fare? Lavoro nella PA, nel giro di 2 anni sono andate in pensione 2 colleghe e una terza è stata spostata al 50% su un altro servizio. Il lavoro è stato riversato tutto su di me senza affiancamento né istruzioni né preparazione, ho chiesto più volte il cambio di settore dal 2014 ma ogni volta mi è stato negato, l’ultima volta mettendo a giustificazione il fatto che io sia rimasta l’unica figura di istruttore amministrativo in questo servizio, negandomi di fatto la possibilità di richiedere un cambiamento. Il fatto di essere sola sul servizio comporta problemi nell’usufruire delle ferie per cui sono costretta a prendere le ferie solo quando il lavoro lo permette oppure a spostarle per non lasciare l’ufficio scoperto. Tutta questa situazione mi ha portata inevitabilmente a fare più assenze per malattia (dai 3/4 giorni degli anni precedenti ai 20 di quest’anno) e a peggiorare significativamente la mia condizione di salute, soffrivo già di 4 patologie autoimmuni a cui negli ultimi 6 mesi si sono aggiunte emicrania ed ipertensione. E’ possibile in qualche modo dimostrare che la mia situazione di salute è legata allo stress lavoro-correlato?
Risposta
Sicuramente tutti gli esempi che hai fatto possono essere considerati dei fattori stressogeni (che provocano stress). Per dimostrare il nesso causa-effetto tra i problemi i tuoi problemi di salute e le condizioni di lavoro è necessario, però , fare una valutazione approfondita del rischio da stress lavoro correlato. Ti consigliamo, come prime azioni, di procedere nel modo seguente:
1. fare una richiesta scritta al dirigente-datore di lavoro (rspp e medico competente), meglio se con il supporto di un rls, in cui richiedi copia della valutazione del rischio stress relativa alla tua attività di lavoro;
2. Fare una richiesta scritta al medico competente , ai sensi dell’art 41 comma 2 lett c del Dlgs 81/08, di visita medica specifica su questi problemi.
3. In queste lettere conviene fare riferimento anche ad eventuali diagnosi fatte da medici specialisti sul tuo stato di salute
Sarebbe meglio, se non hai il supporto di un rls interno, far scrivere questa lettera tramite mail PEC dalla tua federazione Usb di riferimento.
Se dopo queste prime azioni hai ancora bisogno, ricontattaci così vediamo insieme come procedere.

