Giustizia non e’ fatta

Giustizia non e’ fatta

Due notizie recenti confermano che la bilancia della Giustizia penale raramente pende dalla parte dei lavoratori, con tutto quel che ne consegue sul piano civilistico. Pene ridicole (quando ci sono), archiviazioni, prescrizioni (vedi la Corte d’Assise d’Appello di Napoli che ha dichiarato estinto per prescrizione il reato nel processo Eternit Bagnoli) confermano che è urgente introdurre nel codice penale il reato di omicidio e lesioni gravissime sul lavoro.

Due notizie recenti confermano che la bilancia della Giustizia penale raramente pende dalla parte dei lavoratori, con tutto quel che ne consegue sul piano civilistico. Pene ridicole (quando ci sono), archiviazioni, prescrizioni (vedi la Corte d’Assise d’Appello di Napoli che ha dichiarato estinto per prescrizione il reato nel processo Eternit Bagnoli) confermano che è urgente introdurre nel codice penale il reato di omicidio e lesioni gravissime sul lavoro.

Alberto Rizzotto (foto a sinistra), 40 anni, dipendente della società La Linea, morì il 3 ottobre 2023 quando il pullman elettrico che guidava cadde da un cavalcavia a Mestre, uccidendo 21 turisti e lo stesso conducente. La perizia ha accertato che l’incidente fu causato dalla rottura di un bullone dello sterzo e che il guardrail non a norma – addirittura mancante nel punto in cui il pullman precipitò – ebbe un ruolo non secondario. Ora la compagnia assicurativa Allianz ha risarcito le famiglie dei passeggeri con una ventina di milioni di euro ma intende rivalersi sul Comune di Venezia, per conto del quale il bus era in servizio. Nulla ai parenti di Rizzotto, perché non era un “terzo trasportato” e Unipol, che dovrebbe risarcire il lavoro dipendente, non ha ancora sborsato un euro. Idem i Lloyd che assicurano il Comune di Venezia: i 7 dipendenti finiti a vario titolo sul banco degli accusati hanno patteggiato pene inferiori ai due anni e non c’è stato l’accertamento delle responsabilità, anche perché la Procura di Venezia ha rinunciato alle rogatorie per risalire alle possibili cause: pullman di costruzione cinese ma sterzo di fabbricazione tedesca. Il guardrail “bucato” da anni? Tragica fatalità, secondo i pm veneziani, che hanno peraltro subito archiviato la posizione dell’ad di La Linea. Ai genitori e al fratello di Alberto Rizzotto resta solo la strada della causa civile.

Pietro Zantonini (foto a destra), vigilante di 55 anni, è morto nella notte dell’8 gennaio 2026 durante il turno di sorveglianza ai cantieri per le Olimpiadi Milano Cortina 2026. SI trovava in un container riscaldato con una stufetta portatile, dal quale usciva per i giri di controllo mentre la temperatura era di 16 gradi sottozero. Si è sentito male, ha chiesto aiuto a un collega, ma i soccorsi non hanno potuto fare nulla. Ora la Procura di Belluno ha chiesto l’archiviazione del procedimento aperto nei confronti del legale rappresentante della società di vigilanza SS Security & Bodyguard. Secondo il rapporto medico legale non c’è nesso tra la morte e le condizioni in cui Zantonini lavorava. Moglie e fratello del vigilante annunciano opposizione alla richiesta di archiviazione, ricordando le numerose denunce della vittima sulle difficili condizioni in cui era costretto a lavorare.

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