L’importante presa di posizione pubblica dell’ANMIL, in occasione della Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, scompare dai media. Quasi tutti infatti preferiscono ometterla nei loro articoli di maniera. È evidente il tentativo della stampa di regime di evitare che il passaggio forse più importante dell’intervento del Presidente dell’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi del Lavoro irrompa in un dibattito sclerotizzato e inconcludente sulla tragedia delle morti di lavoro che si rinnova ogni giorno e spesso con particolari agghiaccianti rispetto alle responsabilità di chi li provoca.

La parola più usata nei discorsi istituzionali, da Mattarella a Calderone, è prevenzione. Giusta, ma senza deterrenza rischia di diventare una parola vuota e inconcludente.

C’è una proposta di legge, arrivata in Parlamento sulla spinta di decine di migliaia di firme raccolte da Rete Iside in collaborazione con USB, per l’introduzione del reato specifico di omicidio sul lavoro e lesioni gravi e gravissime che prevede pene molto più pesanti per chi venisse riconosciuto colpevole di aver procurato morti e feriti per interesse o per inattuazione delle norme di tutela e prevenzione e che, se approvata, potrebbe contribuire non poco ad una drastica riduzione delle stesse. Con un criterio analogo sono stati introdotti negli anni passati reati specifici per gli omicidi stradali e gli omicidi nautici, appunto individuando nella deterrenza uno strumento utile a evitarli o ridurli grandemente.

Oggi salutiamo con grande favore la presa di posizione pubblica del Presidente dell’Anmil Amedeo Bozzer che ha rimesso la proposta di legge al centro della discussione. Ci aspettiamo ora che il Parlamento prenda atto della posizione ufficiale dell’ANMIL e che anche negli incontri in corso tra cgil cisl uil, Confindustria e organizzazioni padronali torni sui tavoli di discussione questa proposta. Lì si verificherà il reale interesse di questi attori sociali a dare una risposta concreta a questa vera e propria strage, sempre esecrata a parole ma non combattuta con la necessaria determinazione.